La percezione di noi
Ieri, girando sul blog Enchanted World, ho letto questo intervento dal titolo Bizzarro è e dal sottotitolo Essere percepiti dagli altri come non immagineresti mai.
Sarà che mi trovo in un momento particolare, sono piuttosto giù di tono, ma l’osservazione di Alhandra mi ha colpita molto. Riflette, sia pure in termini diversi, una esperienza che ho vissuto anche io, e continuo a rivivere piuttosto di frequente. Quella di una discrepanza, spesso profonda, fra la percezione che ho di me ed il modo in cui vengo percepita dalle persone con le quali mi relaziono.
E’ un punto su cui sono piuttosto sensibile. Sarà forse uno strascico del brutto periodo cho ho descritto ne ‘Il Male Oscuro‘. D’altro canto la percezione di se stessi è strettamente legata all’autostima ed al rapporto con il corpo, che è poi il luogo della nostra identità. Rapporto che nel corso della mia esistenza è stato per un bel pezzo estremamente conflittuale.
Sarà forse per questo che, di solito, gli altri hanno di me una visione generalmente più positiva di quella che medio dalla mia autopercezione? O, invece, questa discrepanza è dipendente solo da un problema di comunicazione? Derivante, cioè, dalla (in)capacità di trasferire agli altri le informazioni chiave che servono per farsi un quadro, il più oggettivo possibile, della persona che hanno di fronte?
Ma, allora, quale di queste diverse percezioni costituisce la realtà, se una realtà esiste? Sono io che mi sottovaluto o gli altri che mi sopravvalutano?
E perchè alcuni sono capaci di scendere nel tuo io, di leggerti dentro come un libro aperto mentre altri non vanno oltre la buccia più esterna del tuo essere? Superficialità di chi ti guarda, o capacità di sintonia di chi ti osserva?
Purtroppo non ho risposte, ma solo domande. Le imbottiglio e le lancio nel mare magno di Internet. Chissà che qualcuno, prima o poi, non mi dia una mano a capire.