C’era una voltà l’HiFi

Oggi vorrei fare un commento su un altro tipo di fedeltà.

Ieri sera sono andata con mio marito a comprare un regalino per il compleanno del figlio tredicenne di una coppia di amici. Con i maschietti la scelta è molto più ridotta che per le femminucce, ma vista la propensione del festeggiato per la tecnologia e la musica abbiamo pensato di acquistare uno dei tanti lettori MP3 in bella esposizione sugli scaffali del negozio.

Mancavo da un po’ da questa tipologia di esercizio, ma da appassionata di musica quale sono, mi sono soffermata ad ascoltare un po’ i prodotti in offerta. Rimanendo colpita per la pessima qualità dell’offerta.

Che l’MP3 abbia avuto e continui ad avere un mucchio di vantaggi è sicuramente un fatto innegabile. La sostituzione dei vecchi lettori a cassette portatili ha sicuramente migliorato la qualità e l’affidabilità per chi vuole portarsi la musica a passeggio.

Ma la diffusione di questo formato anche negli impianti domestici ha drasticamente ridotto la qualità e la fruibilità del prodotto musica.

L’MP3 è un algoritmo che comprime il suono ’tagliando via’ una parte del contenuto. Secondo i teorici, applicando principi di psicoacustica, vengono soppresse cose che l’orecchio umano non percepisce. Ma la realtà è molto diversa. Basta provare a confontare un brano MP3 a 96kHz, definito di qualità FM, con la trasmissione di una buona radio a modulazione di frequenza per cogliere al volo le differenze, sia in termini di gamma tonale, sia di artefatti audio. Tenendo presente che la stragrande maggioranza delle radio commerciali trasmette brani MP3, sia pure a bitrate più alto.

Ma alla scarsa qualità della sorgente audio (e forse proprio perchè è mediamente scarsa) si sommano dispositivi fatti più per colpire l’attenzione che per dare suono. Privilegiando i bassi bum-bum, luci e lucette e display colorati. Ma tralasciando completamente  linearità e la dinamica di quello che esce dagli altoparlanti.

Il risultato è che oggi la stragrande maggioranza delle persone che ascolta musica fruisce di un prodotto di qualità estremamente modesta rispetto a quello che si potrebbe ottenere con una catena di riproduzione appena migliore.

Lo strano è che in passato le cose erano molto differenti, con una offerta ampia e prodotti più che dignitosi anche in fascia economica. E’ uno dei pochi settori in cui c’è stata in questi anni una marcata involuzione.

Possibile che il buon ascolto della musica non interessi più nessuno al punto di indurre le case costruttrici ad abbandonare il segmento?

Non ne ho idea. So solo che ieri ascoltare la musica mi sembrava faticoso tanto quanto leggere un buon libro ma con una stampa sfocata e distorta.

2 Risposte a “C’era una voltà l’HiFi”

  1. :) Beh dipende dal lettore. Il mio iPod è superbo

  2. Come in tutte le catene, il risultato finale è determinato dall’anello più debole, che in questo caso è il file musicale. l’MP3 è scadente e nessun lettore potrà mai ricostruire quello che manca nella definizione sonora di un file, anche se il bitrate è molto alto. Ci sono formati di gran lunga migliori, come il FLAC, che all’ascolto suonano più o meno come un CD. Ma vanno in contrasto con la necessità dei lettori portatili di avere brani di piccole dimensioni e sono, quindi, poco diffusi.
    Poi, ovviamente, ci sono lettori che suonano meglio e quelli che suonano peggio.
    Ma l’Hi-Fi è altra cosa. Mio padre, ad esempio, continua addirittura a sostenere che il vinile suona meglio del CD. Io, ascoltando i suoi vecchi discihi, non posso dargli torto.

    Grazie del commento!

Lascia un commento