Wilma, butta la clava!

Questo weekend abbiamo approfittato del tempo un po’ meno brutto per fare la prima uscita al mare dell’anno, sperando che l’arrivo dell’estate alla fine della settimana segni definitivamente il taglio con la pioggia e con i fenomeni che hanno contraddistino la primavera agli sgoccioli.

Il clima è stato sufficientemente clemente da consentirmi la prima uscita in costume, che è una prova sempre un tantinello ansiogena. Comunque siamo stati bene e sabato mio marito mi ha portato al cinema a vedere ‘Sex in the City’, che avevamo mancato sino ad ora nonstante fossimo entrambi curiori di vederlo.

Ieri sera, di ritorno a casa, ho poi seguito una trasmissione che avevo messo a registrare nel weekend da RaiSat: L’ultima puntata di Tatami, un programma un po’ sui generis, ma tutto sommato gradevole ed interessante. Il tema della puntata era “l’emancipazione femminile”.

Se a questo aggiungete la lettura dell’intervento di Pytta su ‘Molto Rumore per Nulla’ e dei successivi commenti, compreso il mio, comprenderete come il caso mi abbia ripetutamente messo sotto gli occhi uno dei temi che più mi sta a cuore.

Non posso, quindi, esimermi da scrivere due righe di pensieri a zonzo sull’argomento, iniziando dall puntata di Tatami.

Sono stata molto colpita dalla testimonianza di una donna, scaricata da una collega con cui stava avviando una attività professionale. Il tutto perchè – rimasta incita – si era assentata a causa di seri malori che l’avevano poi portata, dopo alcuni giorni, all’aborto spontaneo del feto. Scaricata perchè ritenuta inaffidabile da un’altra donna che, peraltro, aveva partirito da poche settimane. Da qui il primo interrogativo: esiste la solidarietà femminile, o è un mero mito?

Interessante anche il confronto fra due degli ospiti in studio: Mughini ed una giornalista di cui non ho memorizzato il nome. Le tematiche affrontate, sostanzialmente, sono state sempre le stesse. Le difficoltà delle donne, la percentuale di occupazione, la natalità, la rappresentatività parlamentare. Mi hanno fatto sorridere, ma con un bel po’ di retrogusto, le battuta del coloratissimo giornalista, che specie sulla rappresentatività parlamentare ha affermanto che è il politico è un lavoro che non vale la pena di fare (per le donne?). Poi alle rimostranze della controparte, che sosteneva invece il diritto di chi vuole intraprendere proprio quella carriera, ha ribattuto dicendo che le donne sono già rappresentate in politica: c’è la Prestigiacomo, la Rosy Bindi, la Rita Levi Montalcino… Stendiamo un velo pietoso.

Il clou, dal mio punto di vista, è stato invece l’intervista da Panama alla scrittrice Isabella Santo Domingo, autrice del libro “AM/FM Impiegata di Merda o Felicemente Mantenuta” citato da Pytta nel suo intervento ed anche di “Gli uomini le preferiscono idiote”. Isabella ha spiegato il suo punto di vista sulla tesi del maschilismo per convienza sostenuta nei suoi lavori. A me ha fatto tornare alla mente vecchie rmemorie di bambina, quando sentivo alcuni adulti fare affermazioni del tipo: una donna o è bella e scema, o intelligente e brutta. E mi chiedevo perchè mai Madre Natura delle quattro combinazioni ne scartasse aprioristicamente almeno una.

Già l’intervento di Pytta mi aveva stuzzicata, ma l’intervista mi ha fatto consolidare una grande voglia di leggere entrambi i testi. Sono rimasta meravigliata del fatto che ad una prima ricerca sembra che non ne esistano traduzioni, ma sono disponibile a rispoverare quel poco di spagnolo che conosco per scendere un po’ più a fondo nell’argomento.

Le donne di Sex in the city sono diametralmente sull’altro opposto. Il film è piacevole, ma il modello proposto è totalmente al di fuori della mia logica, per tutta una lunga serie di ragioni. Ne cito solo tre. Alla base perchè le sento totalmente prive di riguardo verso i problemi di etica. Perchè non condivido il modello de ‘la ricerca della felicità, costi quello che costi’. Ed infine perchè non mi piace l’ostentazione gratuita del lusso che le protagoniste fanno continuamente: basta provare a calcolare velocemente a mente il valore di vestiti ed accessori sfoggiati dalle protagoniste per schizzare rapidamente a cifre stratosferiche. E non lo considero giusto.

Saremo mai in grado di compensare diseguaglianze e disparità? Di trasformare la nostra società inculcando la cultura del rispetto? Di garantire ad ogni individuo il diritto ad esprimersi secondo i propri desideri?

C’è molto lavoro da fare.

3 Risposte a “Wilma, butta la clava!”

  1. veramente non esistono traduzioni di quei due libri? anche a me era venuta voglia di leggerli! L’ argomento è davvero stuzzicante.

  2. Non ho fatto una ricerca approfondita, ma pare proprio di no, nè in Italiano nè in Inglese.
    Comunque se scopro qualcosa ti faccio sapere.

  3. ….grazie! :)

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