Vivere per il sesso

Premetto che l’argomento, pur non avendo nulla di scabroso, è riservato ad un pubblico maturo.

Alison sul suo sempre interessantissimo blog ha inserito due post che hanno avviato una interessante discussione.

Il post più interessante è questo (e la sua traduzione automatica)

Il riferimento è al blog ‘Maria’s Diary’, che riporta il diario del rapporto BDSM fra una moglie dominante e suo marito. Riporto i due passi citati da Allison, che mi permetto di tradurre io in Italiano in quanto la traduzione di Google lascia molto a desiderare (sperando che la mia sia migliore…):

Non indosso mutandine, ma ho dormito tutta la notte indossando un reggicalze nero di pelle e le calze, ed anche un reggiseno preformato di gomma nera con i fori per i capezzoli (molto più comodo per dormire che uno con il ferretto, sebbene questo non sia realmente un problema). Indossare a letto indumenti come questi mi fa sentire molto più eccitante e se mi sveglio nella notte mi piace carezzare le mie calze con la mano, toccare i ganci delle giarrettiere, spostare la mano in alto verso la mia vagìna. Non voglio iniziare a masturbarmi, ma infilare delicatamente le mie dita dentro di me, per provare un caldo senso di conforto mentre mi reimmergo nel sonno.

e

Scendo in cucina. Il modo in cui sono vestita è quello tipico di tutti i giorni in cui non cerco qualcuno e non devo girare delle scene: reggiseno, mutandine, reggicalze (o corsetto), calze, scarpe o stivali con il tacco alto, un maglione o un cardigan. Molto spesso indosso anche una microgonna attillata in gomma o in PVC. Mi sento comoda, rilassata e sexy (e per quanto strano possa sembrarvi, sarei estremamente scomoda se non indossassi i tacchi).

Le considerazioni fatte da Alison e dai suoi ospiti (me compresa) le trovate nel post originale ed in questo.

E abbastanza chiaro che Maria ha una visione della vita molto diversa dalla mia. A paragone, io mi sento da questo punto di vista proprio una puritana. Per me ci sono occasioni per essere sexy e cerco di viverle al meglio. Ma sesso ed erotismo sono solo alcune delle componenti del mio essere. Ce ne sono altre molto più importanti, prima di tutte l’amore. Se indossare sempre i tacchi è logico per chi li usa molto, l’essere sexy in pianta stabile mi suona strano, forzato. Io a casa vesto abiti informali e comodi. E di notte solitamente dormo nuda, con addosso solo la cintura.

Di qui la domanda: è giusto vivere per il sesso?

Mi sembra molto calzante l’osservazione fatta, in merito, da SanderO:

Spesso mi chiedo: quando uno non ha limiti per ciò che può fare con la propria vita sessuale… questa può essere alimentata e rafforzata dalla fantasia che sembra richiedere… o la vita diventa seccante o noiosa?

A mio giudizio, hanno ragione i latini: est modus in rebus. Il troppo storpia. E secondo voi? 

4 Risposte a “Vivere per il sesso”

  1. Molto interessante questo post…
    Credo che la sessualità faccia parte della nostra natura, e sia una pulsione fondamentale, che non possiamo di certo ignorare nella nostra vita. Ma non è tutta la nostra vita. Come non lo può essere il lavoro, o qualsiasi altra cosa. Ci può essere una componente o una pulsione predominante, certo, ma quando dentro di noi non rimane spazio per altro, forse bisognerebbe fermarsi un attimo e chiedersi: “come sto?”. Perchè spesso il dilagare di una sola parte della nostra vita significa che c’è una carenza, o una difficoltà in un’altra. Esattamente come sviluppare eccessivamente una parte del nostro corpo, tralasciando di curare la parte “malata”.
    Riguardo l’osservazione di SanderO, non credo che il non avere limiti riguardo al propria sessualità sia un problema, anche se di certo richiede fantasia e necessita di particolari attenzioni per essere soddisfatta, proprio perchè è “cangiante” e può esprimersi in molti e diversi modi. Ma il non avere limiti, secondo me, presuppone una consapevolezza elevata della propria sessualità, e significa, quindi, saperla vivere con serenità: accettare “il pieno e il vuoto”, essere pronti ad osare, a sperimentare e godere allo stesso modo anche delle esperienze ritenute “canoniche”. Se, ammettiamo, la nostra sessualità, si sviluppa in una scala che va da 0 a infinito, dovremmo saper star bene e a nostro agio sia al grado 0, sia ogni volta che aggioungiamo un numero verso quell’infinito che ogni volta rideterminiamo toccando ed oltrepassando i nostri limiti.
    Il limite credo, sia più nella nostra capacità di sentire, o di rischiare di sentire, piuttosto che nel fare.
    Chiedo perdono per l’intervento logorroico, ma l’argomento mi appassiona.
    So.

  2. A me piace molto confrontarmi con queste tematiche, perchè le considero una occasione d’oro per razionalizzare cose sulle quali spesso mi soffermo a pensare e riflettere poco.

    E che si tratti di considerazioni importanti è provato dal fatto che mio marito questa mattina, leggendo i miei interventi, mi ha fulminata dicendomi “E’ un abbigliamento interessante per la notte. Dovresti prendere lezioni dalle tue amiche”… facendomi venire un tonfo al cuore ed innescando una serie di elucubrazioni che continuano ad ingolfare la mia testolina.

    Non vorrei che dai miei interventi venisse fuori una visione errata del mio modo di pensare. Io credo fermamente che degli adulti che decidano di comune accordo di vivere la loro vita, senza arrecare danni a terzi, sono pienamente liberi di fare quello che desiderano. Le mie considerazioni non vogliono mai essere un giudizio, ma solo una razionalizzazione di quello che riterrei di fare io qualora mi trovassi ad essere in gioco.

    Mi sono quindi chiesta il perchè io senta la necessità di un limite. Concordo con quanto dici in merito alla consapevolezza della propria sessualità. Io credo che questa derivi da una accettazione profonda del proprio corpo. Io da adolescente avevo una grande vergogna del mio. Camminavo curva per nascondere le mie protuberanze. Ho fatto a botte con me stessa per raggiungere l’accettazione. E se oggi, invece, mi compiaccio delle mie forme, può darsi che mi porti dietro ancora qualche recondito vincolo irrazionale. Non ho usato a casaccio il termine ‘puritana’, che potrebbe fare sorridere qualcuno: è quello che spesso mi sento, specie quando approccio i ‘miei’ limiti.

    Mi piace molto e mi fa riflettere il tuo intervento e la tua conclusione. In effetti, se guardo al mio passato, mi rendo conto che questi miei limiti si sono modificati nel tempo. Ed è probabile che debba ancora crescere (e parecchio) per liberarmi dei miei orpelli.

    Grazie So!

    Comunque credo valga la pena continuare a seguire le varie risposte al post sul blog di Alison (mea culpa, con una sola l).

  3. Credo che i limiti, fondamentalmente cambino con noi…
    io non sono ancora sufficientemente sicura del mio corpo, e per questo devo sentirmi molto a mio agio, per esprimermi realmente…il mio maggior limite di adesso è riuscire a dire no, tutte le volte che voglio, tutte le volte che non riesco a dire sì…
    So.

  4. [...] scontato, questo fatto mette alla luce alcune contraddizioni del mio essere. Ne ho già parlato in Vivere per il sesso. Ma erano ancora i prodromi del ragionamento: affermerei oggi le stesse [...]

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