Caccia al treno

A me non piace guidare.

Purtroppo, saltuariamente mi capita di viaggiare per lavoro. Quando posso cerco di spostarmi in pullman. Ma questo non sempre è possibile. Rimane, quindi, una sola alternativa praticabile: il treno.

Non sarei io se non evocassi i miei ricordi infantili. Quindi non mi smentirò nemmeno questa volta ricordando ad alta voce che l’immagine del treno rimane per me associata al piacere del viaggio ludico. Andare a trovare i parenti al nord o partire per l’esodo vacanziero era per me era un gioco, ed il più eccitante di qualsiasi altro. Per di più, dato che spesso ci si spostava in gruppo con zii e cugini a cui ero e sono molto legata, era una occasione di gioia.

Ma il viaggio in treno da momento di piacere si è trasformato in odissea già dai tempi dell’università. Ed oggi ogni volta che devo allontanarmi da casa è una tragedia ed una scommessa con la sorte.

Sarò sfigata, ma la stragrande maggioranza delle volte che prendo un treno c’è qualche problema. Dalle piccole fesserie che inquinano la serenità, ma che tutto sommato non creano problemi più di tanto, alle corse soppresse ex-abrupto senza alcuna indicazione di causa e rimedi; con tutta la vasta serie di casistiche intermedie. 

Preferisco poi non pensare nemmeno alle rare volte che ho dovuto attendere l’arrivo del treno in una delle stazioni automatiche e non presidiate. Il dubbio mi ottenebra la mente: Passerà o non passerà?

Pensavo di essere una delle poche italiane ad avere avuto disavventure spostandomi in treno. Ma girando per il web ho trovato questa voce sul sito nonciclopedia che mi fa pensare di essere in buona compagnia.

Prendiamola a ridere, per piangere c’è sempre tempo.

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