Archivio per Maggio, 2008

Dalla sarta

Posted in Io, società con i tag , , , on Sabato, 31 Maggio 2008 by castavita

Il venerdì pomeriggio è solitamente dedicato ad un appuntamento fisso con le mie amiche, uno dei momenti più rilassanti dell’intera settimana.

E’ l’occasione per spendere un paio d’ore dalla sarta. Che è il nostro modo di descrivere il fare un po’ di taglia e cuci, comodamente sedute davanti ad una tazza di the.

Non so voi cosa ne pensiate, ma io non credo che il pettegolezzo bonario sia quel qualcosa di torbidamente negativo che l’immaginario collettivo ci propone. Fino a che non è meschino o cattivo (e diventa, quindi, maldicenza), non fa certo male a nessuno. Anzi, dato che la chiacchiera non è mai fine a se stessa, alla fine si proietta sempre sulle nostre esperienze di vita e diventa uno spunto di autoanalisi.

Io credo fermamente che sia una occasione unica per creare solidarieta, aumentare la nostra autostima, avere consiglio. E che sia uno dei collanti che ci aiutano a cementare le nostre relazioni e fortificare l’amicizia.

Oltre ad essere un gran momento liberatorio.

 

Vestire per piacere

Posted in Moda, Sessualità, sesso con i tag , , , , , on Venerdì, 30 Maggio 2008 by castavita

Questa notte riflettevo un po’ sulle evoluzioni degli interventi dei giorni scorsi e sui numerosi commenti che hanno generato, soprattutto sul blog di Alison.

La prima considerazione che ho fatto è che in materia ci sono un mucchio di preconcetti. Credo che sia relativamente normale che uno possa farsi una idea sbagliata con conoscendo a fondo una questione. Ma credo, allo stesso modo, che ognuno di noi dovrebbe essere pronto a rivedere le proprie posizioni qualora cambiassero le condizioni al contorno.

La cosa che mi ha colpito di più, però, è che una delle persone con idee preconcette fossi proprio io. Ero convinta che nel rapporto con mio marito le cose fossero del tutto chiare, mentre invece mi sbagliavo.

Alison diceva in un suo commento che anche lei, come Maria, spesso dormiva indossando calze e corsetto:

Come Maria, anche io dormo spesso indossando le calze, e, come lei, le ’sento’ e tocco i ganci. Mi predispone favorevolmente per il risveglio. Con Jan ho quasi sempre indossato le calze a letto, perchè nascondono tutte le mie imperfezioni e lo inducono a pensare che io sia pià giovane di quanto realmente sono.

Il mio commento, indiretto, è stato invece:

(…)l’essere sexy in pianta stabile mi suona strano, forzato. Io a casa vesto abiti informali e comodi. E di notte solitamente dormo nuda, con addosso solo la cintura.

Ma, come dicevo ieri in mio commento:

(…) mio marito questa mattina, leggendo i miei interventi, mi ha fulminata dicendomi “E’ un abbigliamento interessante per la notte. Dovresti prendere lezioni dalle tue amiche”… facendomi venire un tonfo al cuore ed innescando una serie di elucubrazioni che continuano ad ingolfare la mia testolina.

Mi direte: nulla di nuovo sotto al sole. Noi donne siamo abituate a fare (e subire) anche l’impossibile in virtù della bellezza, per sentirci ed apparire più belle, giovani e seducenti. Chi mi segue sa anche che le l’indulgere nelle piacevoli sensazioni derivanti dall’indossare determinati capi di abbigliamento non sono per me certo una scoperta.

Quello che per me è invece nuovo è il contesto: E’ vero che a casa passo molto poco tempo, ma nell’ambiente domestico – a parte i momenti speciali – ho sempre usato l’abbigliamento che ho descritto poc’anzi. La reazione di mio marito, che evidentemente apprezzerebbe un mio diverso atteggiamento (una diversa attenzione?) anche nel quotidiano spicciolo, mi ha colpito proprio perchè è giunta assolutamente inaspettata. E’ evidente che per lui il fatto che io sia sexy a casa ed anche durante la notte ha un significato preciso.

Parlandone ieri sera mi ha detto che è qualcosa che non ha mai razionalizzato, che la battuta è uscita d’istinto. E così…? o forse sono stata io poco attenta o, peggio, superficiale?

Su questo, e sulla opportunità di alcune mie affermazioni del tipo “Come è ovvio, non indosso il corsetto nella vita di tutti i giorni” con cui chiudo “Corsetti e Crinoline” sto facendo una profonda riflessione.

Ed una delle domande che mi pongo è: si veste per piacere (verbo) o per piacere (sostantivo)?

Io, probabilmente, per entrambi i motivi. Ma se dovessi sceglierne uno, oggi non saprei dire quale.

Vivere per il sesso

Posted in Sessualità, pensieri, sesso con i tag , , , , , , on Giovedì, 29 Maggio 2008 by castavita

Premetto che l’argomento, pur non avendo nulla di scabroso, è riservato ad un pubblico maturo.

Alison sul suo sempre interessantissimo blog ha inserito due post che hanno avviato una interessante discussione.

Il post più interessante è questo (e la sua traduzione automatica)

Il riferimento è al blog ‘Maria’s Diary’, che riporta il diario del rapporto BDSM fra una moglie dominante e suo marito. Riporto i due passi citati da Allison, che mi permetto di tradurre io in Italiano in quanto la traduzione di Google lascia molto a desiderare (sperando che la mia sia migliore…):

Non indosso mutandine, ma ho dormito tutta la notte indossando un reggicalze nero di pelle e le calze, ed anche un reggiseno preformato di gomma nera con i fori per i capezzoli (molto più comodo per dormire che uno con il ferretto, sebbene questo non sia realmente un problema). Indossare a letto indumenti come questi mi fa sentire molto più eccitante e se mi sveglio nella notte mi piace carezzare le mie calze con la mano, toccare i ganci delle giarrettiere, spostare la mano in alto verso la mia vagìna. Non voglio iniziare a masturbarmi, ma infilare delicatamente le mie dita dentro di me, per provare un caldo senso di conforto mentre mi reimmergo nel sonno.

e

Scendo in cucina. Il modo in cui sono vestita è quello tipico di tutti i giorni in cui non cerco qualcuno e non devo girare delle scene: reggiseno, mutandine, reggicalze (o corsetto), calze, scarpe o stivali con il tacco alto, un maglione o un cardigan. Molto spesso indosso anche una microgonna attillata in gomma o in PVC. Mi sento comoda, rilassata e sexy (e per quanto strano possa sembrarvi, sarei estremamente scomoda se non indossassi i tacchi).

Le considerazioni fatte da Alison e dai suoi ospiti (me compresa) le trovate nel post originale ed in questo.

E abbastanza chiaro che Maria ha una visione della vita molto diversa dalla mia. A paragone, io mi sento da questo punto di vista proprio una puritana. Per me ci sono occasioni per essere sexy e cerco di viverle al meglio. Ma sesso ed erotismo sono solo alcune delle componenti del mio essere. Ce ne sono altre molto più importanti, prima di tutte l’amore. Se indossare sempre i tacchi è logico per chi li usa molto, l’essere sexy in pianta stabile mi suona strano, forzato. Io a casa vesto abiti informali e comodi. E di notte solitamente dormo nuda, con addosso solo la cintura.

Di qui la domanda: è giusto vivere per il sesso?

Mi sembra molto calzante l’osservazione fatta, in merito, da SanderO:

Spesso mi chiedo: quando uno non ha limiti per ciò che può fare con la propria vita sessuale… questa può essere alimentata e rafforzata dalla fantasia che sembra richiedere… o la vita diventa seccante o noiosa?

A mio giudizio, hanno ragione i latini: est modus in rebus. Il troppo storpia. E secondo voi? 

Della colpa e delle pene

Posted in società con i tag , on Mercoledì, 28 Maggio 2008 by castavita

Certo, siamo una nazione strana.

Sentivo in questi giorni svariati commenti sugli inasprimenti delle pene legate al reato di omicidio colposo causato da chi guida in stato di ebrezza, quasi allineate all’omicidio volontario. Quasi tutti gli autorevoli opinionisti si sono dimostrati favorevoli all’inasprimento, sostenendo la tesi che è giusto che chi è così incosciente da guidare in quelle condizioni debba essere punito adeguatamente.

Anche io sono daccordo che chi provoca incidenti stradali non possa ritrovarsi a distanza di qualche settimana libero e per di più testimonial di una campagna pubblicitaria. Ma non credo proprio che la soluzione giusta sia quella di sbatterli in carcere e buttare la chiave.

Non ho idea di quale sia la vostra esperienza. Nella mia carriera di guidatrice, attenta e ligia alle norme, non mi è mai capitato di essere fermata per controlli più di una volta all’anno, e mai di sabato sera, nonostante sia fuori il weekend di quasi tutte le settimane. Ed ogni volta il controllo si è limitato ai canonici ‘patente e libretto’, al più con il controllo della scadenza dell’assicurazione. Mai vista una verifica del tasso alcoolemico.

Se i controlli sono così rari, l’essere sorpreso alla guida in condizioni psicofisiche non consentite è mera casualità. E, come tutti sappiamo, lo stesso accade per i controlli di velocità, di efficienza dei veicoli, dello stato dei pneumatici e via di seguito.

Per aggiungere ulteriore confusione, siamo la nazione in cui le multe per eccesso di velocità o i semafori a giallo flash sono utilizzate da certi comuni per fare ‘cassa’. In cui ci sono ‘autostrade’ (vedi la Salerno-Reggio) con lunghi tratti con limite a 60. E si potrebbe proseguire a lungo con la lista.

All’estero se solo provi ad avvicinarti alle strisce pedonali gli automobilisti si fermano. E da noi? A me è capitato più di una volta di essere mandata a quel paese perchè mi ero fermata a fare attraversare un pedone. E’ vero, però, che spesso ci si ritrova con una sovrabbondanza di ‘zebre’ tali da quasi giustificare simili comportamenti. Con una disposizione della segnaletica che sembra fatta più per assolvere a questioni burocratiche che non finalizzata al buon funzionamento del sistema viario.

E’ questo il nostro concetto di ’sicurezza stradale’?

A me sembra che il comparto vada rivisto in modo radicale. Eliminando le tante storture della nostra rete stradale. Evitando le incongruenze e le ‘trappole’ che potrebbero indurre a giustificare i comportamenti scorretti. Ma organizzando le cose in modo da avere la certezza che chi infrange le regole verrà punito in relazione all’infrazione.

Solo avendo piena coscienza del fatto che il ‘passarla liscia’ è un eccezione, e non la regola, potremo ridurre i morti causati dalla mobilità individuale. Perchè sapere che chi ha provocato un decesso è stato punito severamente è ben magra consolazione se il decesso si poteva evitare.