Klaatu barada nikto

In tema di nostalgia, la mia mente ha ripreso a girovagare nelle piege della memoria leggendo questo post.

Non leggo un romanzo di fantascienza da alcuni lustri, ma il genere ha per lungo tempo affascinato la mia mente di adolescente che, abbandonate baby mia e dolce forno, divorava qualsiasi libro le venisse a tiro.

Conservo ancora una piccola collezione, sottoinsieme dei tanti libri letti (buona parte ‘Urania’ e derivati) a casa dei miei genitori e devo dire che a molti di quei volumi sono tutt’ora molto affezionata.

Il genere è sicuramente stato molto bistrattato dalla critica letteraria, che troppo spesso lo ha relegato nella serie ‘Z’. Ma sebbene ci sia stata in giro fin troppa paccottiglia, molte delle opere degli autori principali sono degne di rispetto. E’ vero, certa fantascienza - specie se tecnologica - riletta ad anni di distanza fa almeno curvare all’insù gli angoli delle labbra… Ma ci sono opere che mantengono nel tempo la loro forza immutata.

Il ‘mio’ autore preferito era Philip K. Dick, probabilmente per una certa affinità di carattere che mi facevano sentire le use opere molto vicine al mio essere. Come i più bravi scrittori di fantascienza, ha manifestato la grande capacità di prefigurare problematiche che, nel tempo, si sono trasformate in questioni reali. Così come molti dei suoi racconti sono diventati sceneggiature cinematografiche. Primo fra tutti ‘Il cacciatore di androidi’, da cui è stato tratto il capolavoro di Ridley Scott, Blade Runner, ma sono da ricordare anche ‘Rapporto di Minoranza’ (Minority Report, di Spilberg) e ‘Ricordiamo per Voi’ (Atto di Forza, di Verhoeven).

Un altro dei miei autori preferiti è stato Robert A. Heinlein, autore de ‘la storia futura’, una serie di racconti costruita sulla traccia di una visione storica della evoluzione degli abitanti della terra. ‘La luna è una severa maestra’, ‘Universo’, ‘Oltre l’orizzonte’, ‘Fanteria dello spazio’ (da cui è stato tratto un film che a me non è piacito per niente) sono romanzi che vale la pena leggere.

Altri due autori che mi hanno fatto sognare, ma che mi hanno profondamente deluso alla fine della loro carriera sono Arthur C. Clarke, venuto a mancare da pochi giorni,ed Isaac Asimov.

Clarke è autore di bellissimi romanzi, peraltro tutti suffragati da una rigida coerenza scientifica. E’ stato il primo a teorizzare l’uso dei satelliti geostazionari in ‘Le sabbie di Marte’, e la zona in cui questi si muovono in orbita sincrona con la rotazione terrestre è denominata appunto ‘Fascia di Clarke’. Ha prodotto opere di grande bellezza: ‘Le fontane del paradiso’, ‘Le guide del tramonto’, ‘Rama’.  Con Rama è però scivoltato sulla proverbiale buccia di banana, stirando il romanzo in una serie di quattro volumi, ma di livello, a mio modesto avviso, decisamente scarso. Mancanza di creatività? Sfruttamento commerciale?

Per Asimov il discorso è diverso, ma i risultati analoghi. Nella sua produzione vi sono romanzi di grande respiro (cito solo ‘Neanche gli Dei’), ma è ricordato come l’autore di due ’serie’ originalissime - il ciclo dei ‘Robot’ e il ‘Ciclo della Fondazione’. Nel primo dipinge l’evoluzione del rapporto fra gli uomini ed i robot prositronici, in grado di pensare, dotati di una personalità, ma legati alle ‘leggi della robotica’, una sorta di sistema di sicurezza per evitare che potessero diventare pericolosi. Nel secondo, la caduta dell’Impero Galattico e la costruzione di un nuovo ordine attraverso una serie di vicende intricate e complesse.
Asimov, in tarda età, ha deciso di unificare le due ‘linee’, scrivendo altri romanzi. Il risultato non mi è piaciuto affatto e credo che anche l’originale ‘trilogia galattica’ venga dennaggiata dall’incorporazione nella esalogia (?). Il mio sospetto è che Asimov si sia sentito sminuito dal paragone con Heinlein e la sua ’storia futura’ ed abbia deciso di correre ai ripari. O, forse, che più semplicemente era meno impegnativo lavorare su temi già noti. Lasciandomi, comunque, profondamente delusa.

Vi sarete chiesti cosa significa il titolo.

E’ una famosa frase di Ultimatum alla Terra, un cult della fantascienza cinematografica postbellica. E’ passato recentemente su sky. Se vi capita dateci una occhiata: è una spendida fotografia delle paure dell’umanità al termine della seconda guerra mondiale.

2 Risposte to “Klaatu barada nikto”

  1. Yurj Dice:

    Ringrazio della cit. castavita!
    ;)

  2. castavita Dice:

    Aggiungo una nota, che non merita un post specifico: leggo sul Corriere della sera che l’esercito USA ha in programma per il prossimo anno di dotare i fanti di una sorta di tuta-robot in grado di potenziare forza e resistenza del soldato. Un modo di festeggiare il mezzo secolo del romanzo di Heinlein ‘Fanteria dello Spazio’ in cui la ‘tuta potenziata’ è elemento chiave? La realtà man mano supera anche le immaginazioni più fervide…

Lascia una Risposta