Pegno d’amore
Ho ricevuto un commento al mio post blogosphere:
Antonella E. Dice:
hiii…
oddio, fa un po’ senso! Mi sembra una cosa molto crudele. Come fai a sopportarlo?
Sarebbe una cosa crudele se mi fosse imposta, cosa che non è. E’ una mia libera scelta, che peraltro mi gratifica molto. E credo proprio di non essere la sola ad usarla, ma anzi di avere buona compagnia, anche se probabilmente si tratta di un argomento che riguarda la sfera intima che noi donne tendiamo a tenere per noi.
Girovagando un po’ sul web con attenzione, è facile trovare vari interventi e testimonianze, come – ad esempio – questo post sul blog del periodico Grazia, ovviamente in italiano. Se l’inglese non è un problema, è possibile leggere il forum de sito LockMeUp, così come il già citato blog di Alison.
Ci sono molte ragione per cui una donna possa essere desiderosa di portare un tale pegno d’amore. Ovviamente io posso parlare per quello che mi compete, perchè ogni persona ha ovviamente sensibilità e motivazioni differenti.
Nel mio post Sottomissione ho cercato di spiegare quale sia il mio carattere.
Quello che è certo è che mi dà grande gratificazione fare felici le persone a cui voglio bene.
…
Mi piace sentire la sua mano ferma, il suo controllo nella mia vita, la sua attenzione alla mia persona, i suoi vincoli d’amore.
…
Mi piace sentirmi ’sua’ e non ‘mia’, lasciare a lui tutte le decisioni e conformarmi ai suoi desiderata. Senza peraltro annullare la mia personalità, in un rapporto fatto di complicità e non di sterili ritualismi
Indossare la cintura è per me semplicemente la manifestazione pratica di questo mio sentimento. Quindi, ribadendo il concetto in parole diverse, per me è un atto di amore. E come ogni atto di amore, è fatto con gioia e non per sopportazione.
Il tutto è poi molto meno complesso di quanto possa sembrare a prima vista. Innazitutto perchè io non indosso sempre la cintura – non la uso, ad esempio, quando vado al lavoro ed in tutte le situazione in cui potrebbe essere sconveniente. Poi perchè una volta fatta l’abitudine ci convivi con estrema naturalezza e senza problematiche particolari.
Io sostanzialmente porto la cintura quasi tutto il tempo che non sono in attività ‘ufficiale’: quando sono a casa, quando usciamo assieme con mio marito, nei periodi di pausa, di festa e di vacanza. Mi è’ capitato molto raramente di essere sigillata e sola, a me l’esperienza non dispiace ma lascia mio marito preoccupato. L’indosso, invece, e ci tengo, tutte le notti, salvo rare eccezioni.
Certo, la cintura impone scelte diverse sotto il profilo dell’abbigliamento, sia intimo che esterno. E qualche altro piccolo fastidio accessorio. Ma sono piccoli sacrifici ampiamente compensati dai suoi effetti benefici: su di me la cintura agisce come una sorta di amplificatore di sensazioni. I piccoli riti quotidiani collegati alla ‘gestione’ della cintura ci eccitano entrambi, ci coinvolgono e ci fanno sentire più complici. Quando sono sigillata mio marito, che è sempre attento nei mei confronti, diventa ancora più caro, attento e protettivo… Per non dire, poi, di quando mi libera per poterci prendere i nostri momenti. Potrei continuare a lungo, ma credo di avere trasferito il concetto: ci piace, ad entrambi, ed in eguale misura.
Quindi ben lontata dalle nostre idee è la cintura come simbolo di degrado, schiavitù o di umiliazione. Forse di sottomissione, ma a me piace essere sottomessa. Mi rendo ben conto, però, che è una cosa che – se non la si sente - è difficile da comprendere.