Decisamente la mia nostalgite diventa sempre più intensa, rafforzata dal morbo della blogger che mi porta a scrivere più e sempre più scemenze. Non finisce mai di sorprendermi come la mente lavori in background, rimescolando argomenti ipertecnologici e commenti letterari per scovare dal profondo della memoria suoni, odori e sensazioni di cui non avevo più traccia (conscia), in una complessità di interconnesioni che fa apparire l’ipertesto del web un gioco da bambini.
Mà sono proprio i giochi dei bambini su cui oggi si soffermano i miei pensieri a zonzo. Elucubrazioni su come si sia trasformata l’attività ludica nel corso dei pochi decenni che separano la mia generazione da quella odierna.
Io non ho (ancora, spero) avuto il piacere di avere figli, ma vivo comunque la questione dalla prospettiva un po’ più distaccata, ma pur sempre coinvolgente, della zia. Memore delle mie esperienze di bimba, cresciuta in tranquillità e serenità nella probincia del sud.
Devo dire che nei primi anni di vita della mia nipotina sono rimasta favorevolmente impressionata dai progressi che la tecnologia ha portato nei giocattoli dell’infanzia. E’ indubbio che il salto epocale fra i giocattoli vintage e quelli ordierni a base di microchip ha consentito di creare prodotti stimolanti per lo sviluppo delle capacità cognitive dei bambini durante le prime fasi della vita.
Ma, progressivamente con il crescere dell’età, la bilancia fra vintage e moderno ha cominciato progressivamente a pendere nell’altro senso.
Io ho sempre considerato il gioco un elemento estremamente importante della crescita di ogni individuo. L’attività ludica è il mezzo con i bambini esprimono le loro fantasie, proiettano i propri desideri e metabolizzano le esperienze di tutti i giorni. Senza entrare in analisi socio-psicologiche che non mi conpetono, la parole parole chiave del ‘gioco’ sono, per me: libertà, fantasia e simbolismo.
Tutto ciò che manca in tante manifestazioni ludiche modene, che mi sembrano invece l’esatto contrario. Le bambine di oggi sembrano tutte andate di testa per la bratz o la winx di turno, i maschietti per l’equipollente supereroe del momento. Il conformismo dilaga, grazie al martellare della pubblicità. E lo spazio alla libertà ed alla fantasia si assottiglia sempre di più. Tanto è vero che tanti bambini oggi non sono più allenati a giocare con la fantasia – e se non hanno a portata di mano tutto l’armamentario di merchandising del loro beniamino si annoiano a morte.
Sarò nostalgica, ma la mia generazione era sicuramente più libera e più fantasiosa. E’ vero, anche io da piccola ero pazza per cicciobello. Ma la mia bambola più cara era di pezza ed era stata battezzata da me. Non chiudeva gli occhi, non parlava, non faceva la pipì – il massimo per la tecnologia dell’epoca. Ma mi faceva viaggiare con la fantasia. Ed era mia, solo mia. Ci bastava molto poco per giocare: era sufficiente quel pizzico di fantasia per trasformare oggetti di uso quotidiano nel più interessante dei giocattoli. E se non potevamo avere qualcosa, trovavamo subito il modo di organizzare dei surrogati.
Non credo che la creatività dei bambini di oggi sia minore della nostra, anzi. Ma credo che forse faremmo bene a dare loro meno televisione e più occasioni di fare viaggiare la fantasia. Anche con il nostro aiuto.



