Siamo così

Pubblicato su Scienza, sesso con i tag, il Sabato, 17 Maggio 2008 da castavita

L’autorevole rivista statunitense Scientific American ha pubblicato uno studio dal titolo The Orgasmic Mind: The Neurological Roots of Sexual Pleasure che apre nuove prospettive alla comprensione dei meccanismi preposti al piacere sessuale nei cervelli di maschi e femmine.

Il fatto che il cervello abbia una organizzazione diversa nei due generi è già stato assodato, grazie all’uso della tomografia ad emissione di positroni (PET). Questa tecnica di indagine consente di evidenziare le aree attive del cervello e, quindi, di studiare come la massa celebrale reagisce agli stimoli esterni.

I ricercatori si attendevano conferme al fatto che l’attività celebrale collegata al piacere sessuale avesse funzionamenti simili sia negli uomini che nelle donne. In effetti alcune conferme sono giunte, come il fatto che anche le donne rispondono agli stimoli visivi come l’uomo.

Analizzando, però, la reazione all’orgasmo si sono trovati di fronte a situazioni inattese. A differenza dei maschi, nel cervello femminile il climax porta allo ’spegnimento’ di molte aree. L’attività celebrale viene inibita, a vari livelli, nelle zone preposte all’autocontrollo, alla valutazione morale, alla gestione delle emozioni. Dice Holstege, uno degli autori dello studio: “Se una donna desidera avere un orgamo deve evitare a tutti i costi paura ed ansietà. Questo era già noto, ma ora è possibile vederlo accadere nel profondo del cervello”.  Ed aggiunge ”… al momento dell’orgasmo le donne non anno alcun sentimento emotivo”.

Io ho già confessato il mio senso di imbarazzo nel vedere i miei sentimenti e le mie reazioni più intime ridotti ad un flusso di impulsi elettrici o a reazioni biochimiche, ma mi inchino ai progressi della comunità scientifica.

Saranno, però, contenti i maschi nell’avere la conferma tangibile di quanto ci viene da sempre contestato: che noi donne siamo complicate. Ed a me, il sapere ora di esserlo anche sotto il profilo biologico non può che fare piacere.

Siamo così, dolcemente complicate,
sempre più emozionate, delicate,
ma potrai trovarci ancora qui,
nelle sere tempestose portaci delle rose, nuove cose
e ti diremo ancora un altro sì

(E.Ruggeri)

Il sabato del villaggio

Pubblicato su Io con i tag, il Sabato, 17 Maggio 2008 da castavita

Come ho detto, il sabato è per me una giornata particolare.

E’ il culmine del weekend. E il weekend è scandito da ritmi diversi del resto della settimana. Più calmi. Più lenti. Più tranquilli. Più intimi.

Dal lunedì al venerdì l’orologio della giornata è fasato sui tempi del lavoro. Non che la cosa mi dispiaccia. Io sono una delle fortunate mortali ad avere un lavoro che ho scelto e che mi appaga e mi soddisfa. Ma il dovere dipendere da entità che sono al di fuori del mio controllo inevitabilmente taglia via dalla mia vita dello spazio prezioso. In più, come ogni moglie ben sa, bisogna conciliare l’attività lavorativa esterna con quella domestica. Cucinare, rassettare la casa, fare il bucato. Alla fine della giornata, anche se mio marito è sempre presente e mi aiuta non poco, sei buona solo per dormire. Ed è già un gran successo se riesco a leggere qualche pagina di un buon libro prima che le palpebre calino pesanti sui miei occhi.

Il sabato, invece, l’orologio è scandito dai ’nostri’ tempi.

Sveglio il mio amore, per assaporare assieme il momento del risveglio. Mi alzo con calma, senza fretta per preparare la colazione. Che non è il ricaricare le batterie consueto del resto della settimana, ma un ulteriore momento di intimità e relazione. Rassettiamo la casa per uscire a fare la spesa ed un po’ di shopping. Prepariamo assieme il pranzo.

Il pomeriggio è il primo dei momenti che destiniamo alla nostra intimità. Poi usciamo per andare a fare una passeggiata, tempo permettendo.

Se il bilancio familiare lo consente, ci concediamo il lusso di una cenetta a due in qualche ristorantino accogliente. Ma ci va bene anche mangiare in pizzeria. L’importante è stare assieme.

La sera è il momento che destiniamo ai nostri fraterni amici. Destinazione cinema o, in mancanza di un buon film, direttamente a ballare.

E la serata culmina con il momento più bello della giornata…. che lascio alla vostra immaginazione.

Questo di sette è il più gradito giorno,
pien di speme e di gioia:
diman tristezza e noia
recheran l’ore, ed al travaglio usato
ciascuno in suo pensier farà ritorno.

Io mi sento sazia.

Domani è un altro giorno.

Irrealtà virtuale

Pubblicato su società con i tag, il Venerdì, 16 Maggio 2008 da castavita

L’altra sera è ripassato su sky ’Matrix’, il film dei fratelli Wachowski.

Credo che tutti conoscano, almeno a grandi linee, la trama del film. Nell’opera si parte dal presupposto che il mondo conosciuto non è reale, ma è invece una costruzione virtuale delle macchine, costruite dall’uomo e ribellatesi al creatore, che tengono in scacco l’umanità intera per usarla come fonte energetica.

A suo tempo il film mi piacque molto. Per tanti motivi. Il film non era proprio originalissimo. La contrapposizione fra il genere umano e le ’macchine’ è la base di Terminator. L’idea che la nostra realtà sia una illusione artificiale è già presente in Nirvana. La ricerca della verità attraverso il viaggio della pillola rossa riprendono il pensiero di Platone. Qui e là ci sono citazioni dei racconti di Philip Dick. E via di questo passo fino allo scontato parallelo del bacio di Trinity che resuscita Neo con quello del Principe Azzurro di Biancaneve, in sembianze, questa volta, di una valchiria in pelle nera. Ma sapete che ho un debole per il bacio e quella scena a me piace tantissimo.
I fratelli Wachowski, però, sono riusciti ad effettuare una accurata miscelazione di questi concetti. E, dopo averla condita con un’abbondante razione di kung-fu, di effetti speciali innovativi, hanno messo assieme un’opera godibile - nonostante io non sopporti i film di arti marziali - e che rimarrà nella storia della cinematografia. Casualmente lo stesso anno, il 1999, uscì anche un altro film che aveva come tema quello della irrealtà delle realtà: ‘Il tredicesimo piano’.

Rivedere oggi ‘Matrix’ mi ha innescato una riflessione su come il progresso tecnologico stia continuamente e sottilmente modificando il nostro concetto di realtà. In definitiva ne parlavo indirettamente anche in ‘La forza delle immagini‘. La nostra società per più di un secolo ha considerato l’immagine, sia quella fissa delle foto che quella in movimento delle riprese, come una rappresentazione fedele della realtà.

Già ai tempi dei Lumiere si racconta che ”L’arrivo di un treno alla stazione di La Ciotat” facesse scappare gli spettatori che temevano di essere investiti dalla locomotiva. Le foto e la cinematografia, specie se di taglio giornalistico, hanno dato all’immagine una forza incredibile. Un esempio, per me molto significativo: Death of a Loyalist Soldier di Robert Capa.

Ma la sicurezza che l’immagine sia una forma di sicura cristallizazione della realtà è andata via via vacillando nel tempo. Immagini ritenute vere si sono dimostrate delle ‘false testimonianze’, come per un’altra delle immagini iconiche classiche: Raising the Flag on Iwo Jima  di Joe Rosenthal.

Il successivo progresso della tecnologia e l’avvento del digitale ha inferto il colpo di grazia. Ricordo la meraviglia con cui ho osservato della naturalezza delle scene in cui Tom Hanks/Forrest Gump incontrava Richard Nixon o J.F.Kennedy nel film di Bob Zemeckis. E la mia sorpresa non era è per la qualità dell’effetto speciale. Ma per l’evidente alterazione della realtà. I miei occhi mi dicevano che quella sequenza non era artificiale, mentre il mio cervello sapeva che si trattava di una mera illusione.

Già da tempo si parla di film interamente realizzati da attori digitali. Mondi sintetici ce ne sono in giro più di uno. Manca solo qualche anello ed il gioco è fatto. A quando la connessione diretta con la mente di ‘Matrix’ o di ‘Atto di forza’?

L’irrealtà virtuale bussa alle nostre porte. Ed io mi rifugio in un buon libro.

Il valore dell’amicizia

Pubblicato su Io con i tag, il Giovedì, 15 Maggio 2008 da castavita

Io mi ritengo una persona estremamente fortunata sotto il profilo affettivo. Sono cresciuta in una famiglia stupenda, amorevole, presente e non ivadente, che ha fatto di tutto per farmi camminare con le mie gambe. Ho un marito eccezionale con cui ho un rapporto che non ho aggettivi per descrivere. E ho dei grandi amici, di quelli con la A maiuscola.

Chi trova un amico trova un tesoro. Io, nelle mia vita, di quelli veri ne ho trovati sicuramente tre. Uno, purtroppo, ci è stato strappato via dalla vita nel pieno della giovinezza per colpa di un male incurabile. Sono quelle amicizie antiche, nate ai tempi della scuola, e che vivono nel tempo indipendentemente dalle frequentazioni. Ci siamo perse di vista finito il liceo. Ci siamo ritrovate, ormai adulte, ed abbiamo ripreso a prenderci per mano come se il tempo si fosse nel frattempo cristallizzato.

Oggi ci ritroviamo a vivere un rapporto solidale molto bello. Tutte e tre sposate, l’amicizia da personale si è trasformata in familiare. I nostri mariti hanno scoperto di avere interessi comuni che hanno contribuito a suggellare il rapporto. I loro figli, crescendo assieme, hanno sviluppato un legame anche più forte di quello con i gugini.

E’ innegabile, però, che il motore dell’amicizia sia costituito da noi tre donne. Forse perchè il nostro rapporto è più vecchio e consolidato. Forse perchè è nato in una fase della vita particolare come l’adolescenza. Forse solo perchè l’amicizia fra donne è diversa di quella fra uomini. E’ un fatto che noi sentiamo la necessità di confontarci, anche solo telefonicamente, praticamente con ritmo quotidiano.

E’ bello sapere di avere persone che ti capiscono e che sono sempre pronte ad essere al tuo fianco. Ed è una gioia potere essere di aiuto, supporto, compagnia a chi ti conosce sin nel profondo dell’anima. E’ una liberazione sapere di potere essere te stessa fra della gente che non è pronta a giudicarti. Ed è una occasione continua di crescita potersi confrontare senza timori.

Come nelle parole di George Eliot, al secolo Mary Ann Evans:

Oh il conforto, l’inesprimibile conforto di sentirsi sicuro con una persona: di non avere né da pensare i pensieri, né da misurare le parole, ma solo da elargirli. proprio come sono pula e grano insieme, sapendo che una mano fedele li prenderà e setaccerà, terrà quello che vale la pena di tenere e poi, con il fiato della gentilezza, soffierà via il resto.

Esperimento

Pubblicato su Io, Sessualità con i tag, , , , il Mercoledì, 14 Maggio 2008 da castavita

Una delle domande canoniche in tema di sesso è: quante volte alla settimana?

A me, sinceramente, sembra una domanda piuttosto scema e per certi versi inquietante. Sicuramente è una questione che svilisce la manifestazione di un sentimento profondo. Lo riduce ad un atto di cui tenere traccia, da gestire al pari delle spese familiari. Potrebbe essere una funzione da aggiungere a gnucash. Così, oltre alle spese, ai titoli (per chi li ha), si potrebbe fare una contabilizzazione dei rapporti. Mi immagino la scena. “Amore, siamo in passivo sul budget. Dobbiamo recuperare 1,7 rapporti alla settimana”.

Comunque, a noi (io e mio marito) piace farlo quando ne abbiamo voglia e non abbiamo un target concordato. E lo facciamo spesso, in relazione alle energie rimaste alla fine della giornata.

Quello che ci condiziona un po’ è il fatto che, come ho più volte detto, mi piace farmi legare. E che ci piace esplorare cose nuove in questo ambito.

Una delle cose interessanti del love bondage in un rapporto stretto di coppia è che si tratta di giochi lunghi, coinvolgenti, che portano via molto tempo ma che saziano in maniera profonda. Questo da una parte è molto bello. Dall’altro limita molto le possibilità di praticarlo per chi, come noi, deve dedicare molte delle risorse della settimana al lavoro, e spesso si trova distrutto a fine giornata.

Fortunatamente ci sono i giorni festivi. Il sabato è il giorno che amo di più. Sarò rimasta condizionata da Giacomo Leopardi, ma è l’unico che sento realmente mio. Prima o poi ne parlerò più diffusamente, anche se credo proprio di non essere la sola a considerarlo tale. E dato che il sabato sia io che mio marito non lavoriamo, possiamo ritagliarci tutto il tempo necessario per vivere assieme le nostre esperienze ed esplorare cose nuove.

Consentitemi di inserire una nota. Il bondage, se fatto da persone preparate e con il cervello, non è più pericoloso di una passeggiata in bicicletta. Ma alla stessa stregua, se è fatto senza rispettare le norme elementari di prudenza, può essere pericoloso. Quindi: se volete provarlo, usate la testa e non cercate di fare il passo più lungo della gamba.

A me, ad esempio, piacerebbe molto provare lo Shibari, una tecnica giapponese molto sofisticata e che, quindi, richiede un livello di conoscenza abbastanza avanzato. Ma ci sono cose più semplici ed efficaci, come ad esempio la mummificazione. Consiste nel farsi avvolgere strettamente tutto il corpo con la pellicola domopack. O meglio, quella che si usa per gli imballaggi che è più resistente e costa meno. Lasciando fuori, ovviamente, solo la testa e i punti strategici. Volendo poi è possibile rafforzare le parti deboli con nastro da imballaggio. O se volete un contenimento migliore, ripassare tutte le aree ricoperte dalla pellicola con il nastro.

Mi piacciono molto le sensazioni che trasmette questo bozzolo artificiale. Alla immobilizzazione aggiunge anche un piacevolissimo effetto sauna, perchè la pallicola limita la traspirazione del corpo. Ed è estremamente eccitante sommare a queste stimoli quello aggiuntivo di una benda che, togliendoti la vista, scioglie le briglie anche alla tua immaginazione.

Amo esser tenuta a lungo, così, sul filo del piacere.

Consetitemi una chiosa, che reputo importante: in questi giochi, il motore del mio partnere non è costituito dal suo piacere, ma dal mio. A lui piace fare questi giochi perchè danno piacere a me. Così come in altri momenti la situazione è capovolta ed il mio piacere deriva dal suo. E questi momenti culminano sempre con il piacere di entrambi. In quante altre coppie normali il motore è il piacere dell’altro e non, invece, puramente quello dell’egoismo?

Per inciso vi suggerisco un altro uso del domopack in camera da letto.

Ed ora fatemi venire al titolo, che può sembrare fuori luogo. In effetti questo post è per me un piccolo esperimento, forse un po’ malizioso. Ho visto che ho un numero abbastanza costante di lettori segue i miei pensieri a zonzo. Questa compagine, però, cresce vistosamente ogni volta che le mie elucubrazioni affrontano l’argomento ’sesso’. E’ un caso?  Voglio fare la ‘prova del 9′. Vedremo se la mia ipotesi è confermata o smentita: sono molto curiosa.

Vi farò sapere.

Internet inquina?

Pubblicato su Scienza, società con i tag, il Martedì, 13 Maggio 2008 da castavita

Non ci avevo mai pensato. E devo dire che la notizia mi ha un po’ scioccata. Questo articolo di Tom’s Hardware sostiene che i server che compongono la rete internet sono già responsabili della produzione dello 0,3 percento di ossido di carbonio mondiale, ma che addirittura, in mancanza di interventi specifici, nel giro di poco più di un decennio l’incremento potrebbe essere tale da superare il CO2 generato dal trasporto marittimo.

Se la causa di tutto è la scarsa efficienza dei sistemi, come sostiene l’articolo, lo spazio di miglioramento c’è e deve essere perseguito.

Ma la notizia ha per me un importante risvolto. Io sono abituata a consideare un rapporto troppo diretto di causa ed effetto fra le mie azioni e le loro conseguenze. E’ impossibile non rendersi conto del fatto che se metto in moto il motore dell’auto immetto gas inquinanti, perchè si diffondono nell’aria giusto un paio di metri dietro al mio sedile. Non è lo stesso per tante azioni quotidiane che invece producono effetti analoghi, ma a distanze considerevoli.

Il server che ospita questo blog dovrebbe essere localizzato nei dintorni di Dallas, in Texas, quindi questo mio blog contribuisce (spero poco) all’inquinamento USA. E’ un rapporto indiretto, molto meno intuibile, ma tuttavia stretto, fra le mie azioni e le conseguenze patite da altre popolazioni. E se è vero per una cosa immateriale come un blog, mi figuro cosa possa implicare la produzione dei beni (e dei servizi) che consumo quotidianamente.

Riflettiamoci.

Lègami

Pubblicato su Io, Sessualità con i tag, , , , il Lunedì, 12 Maggio 2008 da castavita

Ritorno sull’argomento della mia sessualità riportando un pezzo dell’imparziale TgCom sul tema del bondage. Cito dall’articolo:

Il bondage si è evoluto ed è diventato un piacere sensuale. Legare o farsi legare crea sensazioni nuove in entrambi i partner creando un rapporto ancora più profondo e solido.

Lo stesso TgCom in un altro articolo riporta:

Manette e peluche sono ormai un cult in molte camere da letto. (…) Parola d’ordine per un bondage domestico è sicurezza. Mai andare oltre al gioco (…) A praticarlo è il 29% degli italiani e le manette sono preferite soprattutto dalle donne (31%).

Questo mi conforta alquanto. Non che avessi bisogno di conferme. Come ho già detto in passato, il non avere difficoltà a parlarne mi ha già dato tanti riscontri positivi. Ma il fatto che oggi se ne cominci al di fuori delle camere da letto è sicuramente un fatto positivo.

In effetti le manette piacciono molto anche a me: con le manette posso stare imprigionata più tempo. Essere legata con le corde è più eccitante, ma meno posso muovermi, meno tempo posso rimanerlo. A me, invece, piace molto crogiolarmi in questo stato a lungo, passare tutta la notte vincolata accanto a mio marito, attendendo pazientemente il momento della liberazione.

A dispetto di quanto si possa pensare, in un rapporto come il nostro c’è molta creatività, e non si finisce mai di imparare, scoprendo aree nuove da esplorare. Come descritto in questo pezzo ed in quest’altro, ripresi dal sito de “L’espresso”.

Vorrei chiarire un altro aspetto, che forse non ho sufficientemente sottolineato. Sottomissione, bondage non significano e non implicano assolutamente masochismo. Il dolore è assolutamente fuori questione. La sottomissione è perdita di controllo, rinuncia alle proprie difese. Probabilmente non è neppure perdita di volontà, dato che le mie rinunce sono, in definitiva, scelte razionali. A parte il fatto che spesso si manifesta, anche nel nostro rapporto, quello che gli Inglesi chiamano ‘topping from bottom’: cioè il fatto che è il sottomesso a controllare il gioco.

Un’altra cosa importante è che questa sottomissione è un solo gioco fra amanti. Che si può estendere al di là delle quattro mura della camera da letto, ma che non è mai una scelta assolutistica di vita. Per intenderci, non mi sognerei mai di buttarmi ai piedi di mio marito. O di chiamarlo padrone. Nella vita quotidiana siamo una coppia assolutamente normale. Che poi a me piaccia portare la cintura di castità oltre alla fede è un fatto assolutamente marginale. Perchè così come portare l’anello matrimoniale è una scelta reciproca, la cintura mi è imposta solo dalla mia volontà. 

Caccia al treno

Pubblicato su società con i tag, , il Domenica, 11 Maggio 2008 da castavita

A me non piace guidare.

Purtroppo, saltuariamente mi capita di viaggiare per lavoro. Quando posso cerco di spostarmi in pullman. Ma questo non sempre è possibile. Rimane, quindi, una sola alternativa praticabile: il treno.

Non sarei io se non evocassi i miei ricordi infantili. Quindi non mi smentirò nemmeno questa volta ricordando ad alta voce che l’immagine del treno rimane per me associata al piacere del viaggio ludico. Andare a trovare i parenti al nord o partire per l’esodo vacanziero era per me era un gioco, ed il più eccitante di qualsiasi altro. Per di più, dato che spesso ci si spostava in gruppo con zii e cugini a cui ero e sono molto legata, era una occasione di gioia.

Ma il viaggio in treno da momento di piacere si è trasformato in odissea già dai tempi dell’università. Ed oggi ogni volta che devo allontanarmi da casa è una tragedia ed una scommessa con la sorte.

Sarò sfigata, ma la stragrande maggioranza delle volte che prendo un treno c’è qualche problema. Dalle piccole fesserie che inquinano la serenità, ma che tutto sommato non creano problemi più di tanto, alle corse soppresse ex-abrupto senza alcuna indicazione di causa e rimedi; con tutta la vasta serie di casistiche intermedie. 

Preferisco poi non pensare nemmeno alle rare volte che ho dovuto attendere l’arrivo del treno in una delle stazioni automatiche e non presidiate. Il dubbio mi ottenebra la mente: Passerà o non passerà?

Pensavo di essere una delle poche italiane ad avere avuto disavventure spostandomi in treno. Ma girando per il web ho trovato questa voce sul sito nonciclopedia che mi fa pensare di essere in buona compagnia.

Prendiamola a ridere, per piangere c’è sempre tempo.

Straziami, ma di baci saziami

Pubblicato su Io, Sessualità con i tag, , il Sabato, 10 Maggio 2008 da castavita

Ricordate il testo di Creola, il famoso tango dei primi del 900 che ha ispirato anche un film di Dino Risi?

Sul bacio si sono versati fiumi di inchiostro. Non mi sento quindi in colpa di sprecare io qualche byte su quello che per me è il segno più bello e profondo del rapporto di due persone che si amano.

La definizione che a me piace di più è quella arcinota, ma non per questo scontata, che Rostand mette in bocca a Cyrano: “Un apostrofo rosa messo fra le parole ti amo”.  E l’aggettivo rosa la dice lunga. Che le donne attribuiscano al bacio una valenza maggiore che gli uomini credo sia noto a tutti, e da molto prima che la scienza si pronunciasse sull’argomento. Ma è notizia abbastanza recente che il primo bacio di una coppia avrebbe importanti conseguenze sul futuro della relazione, dato che fra i suoi fini (reconditi) si nasconderebbe la necessità di analizzare la compatibilità biochimica fra i partner.

Nel mio immaginario, l’attimo del primo bacio è uno stato di estasi, la sublimazione del rapporto di una nuova coppia, il momento in cui scocca la scintilla dell’amore. Il pensare che il nostro cervello si metta proprio allora a scimmiottare Gil Grissom e la squadra di CSI mi lascia almeno perplessa. E mi fa specie che il complesso dei sentimenti di una persona possa essere banalizzato e ridotto a delle efficienti ed impersonali reazioni chimiche. Come mi meraviglia vedere come il baciare possa essere oggetto di insegnamento, come nella scuola Mama Gena’s, e ridotto ad un fatto meramente tecnico.

Il bacio è una manifestazione dell’intimo più profondo, la parte più bella del rapporto di amore. E’ quella che dura di più, in cui c’è più coinvolgimento, maggiore trasporto ed attenzione per l’altro. E’ la manifestazione tangibile del sentimento che ci lega al nostro amore e che trasforma la coppia in una cosa sola. E che poi culmina nel donarsi profondamente l’uno con l’altra. Come mirabilmente rappresentato da Gustav Klimt ne il bacio.

Il mondo è proprio piccolo

Pubblicato su società con i tag, il Venerdì, 9 Maggio 2008 da castavita

Ieri citavo en passant l’attrazione dei parchi Disney “it’s a small world”.

Io ho avuto l’occasione di visitarla un paio di anni or sono e ne sono rimasta realmente affascinata. Probabilmente l’esperienza avrà risvegliato la mia sopita anima di bambina - che mi porto ben nascosta nel mio intimo e che ogni adulto non dovrebbe mai abbandonare del tutto. Vero è che sono stata l’unica del gruppo che al momento dello sbarco (ci si muove su delle barchette) aveva un sorriso a trentadue denti.

L’ho trovata una giostra molto romantica e particolare. Non dimostra assolutamente i suoi quaranta e passa anni: è stata infatti disegnata da Mary Blair, una delle figure mitiche dei Disney Studios, per il padiglione pro-Unicef della Fiera Universale di New York del 1964.

Quello che mi ha colpito, e nel profondo del cuore, è il messaggio, lanciato da una miriade di bambole animate, tutte agghindate con gli abiti tipici delle popolazioni dell’intero pianeta, che ballano cantando felici una indimenticabile canzoncina. A rendere il messaggio più permeante, la colonna sonora cambia man mano che ci si muove in questo mini-mondo, con arrangiamenti che ricordano la musica popolare dell’area che si sta attraversando. A sottolineare l’unità nella peculiarità di ogni etnia. Il testo, molto semplice, è:

E’ un mondo di risate, un mondo di lacrime
E’ un mondo di speranze, un mondo di paura
Ci sono tante cose che possiamo condividere
Che è il tempo di renderci conto
Che dopo tutto è un mondo piccolo

C’è solo una luna ed un sole dorato
E un sorriso significa amicizia per tutti
Anche se le montagne dividono
e gli oceani sono immensi
E’ un mondo piccolo

Un messaggio universale di fraternità e comprensione che a noi adulti, come si suole dire, entra da un orecchio per uscire dall’altro senza fermarsi in quello che c’è in mezzo.

Sarò una donna illusa ed idealista, ma mi chiedo spesso se noi genere umano riusciremo prima o poi a superare le meschinità ed il campanile che ogni gruppo etnico si porta dietro. Se riusciremo mai a liberarci dell’ancestrale voglia di dominare l’ambiente ed il prossimo che ci ha condizionato per millenni.

Forse ci stiamo incamminando sulla buona strada, ma ci vorrà molto tempo e sicuramente molto lavoro. Rimane oggi il miraggio di pochi visionari, per lo più artisti, che questo mondo piccolo lo vedono con gli occhi della loro fantasia. E che cercano di mostrarlo a noi persone comuni.

Immagina che non ci sia il Paradiso,
è facile se ci provi.
Che sotto non ci sia un inferno sotto di noi
e sorpra solo il cielo.
Immagina che la gente
viva al presente.

Immagina che non ci siano nazioni
non è difficile
Niente per cui uccidere o morire
e anche nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace.

Immagina che non ci siano possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero…

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che un giorno ti unirai anche tu a noi
e che il mondo diventi uno

John Lennon - Imagine.